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16 Luglio 2011

P1,P2,P3,P4 Italia affondata

Buongiorno, oggi solo a margine parlerò della situazione grafica del FTSE Mib, perchè voglio analizzare, riprendendo quando scritto nella settimana passata, la situazione intermarket esprimendo quello che è il mio personale punto di vista.

Spread BTP-Bund

Dopo l’impennata della settimana scorsa, abbiamo assistito ad una replica anche in quella appena conclusa, dove lo spread nella giornata di martedì si è spinto addirittura fino ad un picco di 353 punti, per poi ripiegare in parte e chiudere ieri a quota 309. Il rendimento del BTP decennale sfiora oggi il 6%, e qualcuno fa ricordare che superata la soglia del 7% aumenta notevolmente il rischio di bailout (salvataggio) considerando anche l’elevato ammontare del debito dove ogni 100 punti di incremento del rendimento (1%) equivale a dover sborsare 17/18 mld circa in più di interessi. Senza dimenticarci che Moody’s ha tempo 90 giorni dal 17 giugno per un downgrade del nostro rating.

Capitolo debito

Proprio nella giornata di ieri abbiamo appreso dalla banca d’Italia che a maggio lo stock del debito pubblico ha raggiunto il nuovo record storico pari a 1.897,472 mld di euro. Piove sempre sul bagnato.

Manovra finanziaria

La manovra finanziaria riscritta e rimodulata n volte, alla fine è stata approvata sbandierando 80 mld circa tra tagli e nuove tasse (ma che in gran parte porteranno benefici solo dal 2014 in poi). Il mio parere è che tale manovra improvvisata, dai benefici ancora tutti da dimostrare, che va a colpire ancora una volta il ceto medio basso in maniera sproporzionata, sia come un’altra aspirina ad un malato in stato di arresto cardiaco, che avrebbe invece urgente bisogno di adrenalina e defibrillatore.

Capitolo USA

Se l’Europa piange l’America di certo non ride, con una situazione del debito altrettanto precaria. In questi giorni fervono gli incontri per trovare un accordo tra democratici e repubblicani entro il 2 Agosto, per innalzare il tetto del debito (che ha raggiunto la bellezza di 14.300 mld di usd). Accordo che se non raggiunto, innescherebbe dei tecnicismi per cui verrebbero meno gli stipendi della pubblica amministrazione, le pensioni, i rimborsi sanitari etc., etc… (per un simile accordo saltato per es. lo stato del Minnesota ha temporaneamente cessato il pagamento dei dipendenti pubblici e la fornitura di diversi servizi, gettando il paese nel caos). Ma si, innalziamo il tetto di 1.000/2.000/ 5.000 mld, ma anche 10.000, che sarà mai, come se per far guarire un malato con la febbre a 37,9 si stabilisca per legge che da oggi “febbre” è solo sopra 38. Il tutto mentre la FED un giorno annuncia che visto che l’economia stenta a ripartire e non si riesce a creare nuovi posti di lavoro, è pronta a iniettare nuovi fiumi di liquidità con un QE3, salvo poi il giorno dopo fare marcia indietro e dire che non lo farà. Volete il mio parere? Eccolo, la FED almeno dal 2002 sta facendo il QEi, che sta per quantitative easing infinity, un QE all’infinito, ma non si può dire. Non si può dire, ma a chi è più attento ai mercati non può essere sfuggita la performance del gold negli ultimi 10 anni, che certifica quanto detto. In ogni caso esiste una differenza sostanziale tra USA e PIIGS, gli USA se vogliono immettere nuova liquidità possono sempre stampare carta moneta, i PIIGS possono solo chiedere prestiti alle banche (che a loro volta li chiedono alla BCE) offrendo in cambio titoli di stato sempre più svalutati.

Capitolo stress test

Per dare qualche giorno di respiro al settore finanziario da tempo si è pensato bene di istituire questi stress test, per verificare se le banche (in questo caso dell’eurozona) fossero in grado di “reggere la botta” anche con gli scenari peggiori (leggasi per es. default della Grecia). Non ricordo nemmeno se siamo alla seconda versione o alla terza di questi test, ma il mio personale parere è quello di cui sopra, si muove solo aria fritta e si consuma solo carta da mandare al macero. Nella migliore delle ipotesi il settore finanziario rimbalza qualche giorno per poi ritornare indietro più in basso di prima. Magari nella prima versione, dato l’effetto novità, i mercati si convinsero per più tempo che il sistema fosse immune e il recupero fu più ampio, poi viste le ristampe di tali test, l’effetto dopante man mano viene meno fino, ovviamente, a sparire del tutto.
Per le banche dei paesi PIIGS, comprese quindi le nostre, man mano che gli spread aumentano, la raccolta a debito tramite nuove emissioni di bond si fa sempre più costosa. Consideriamo il fatto che una raccolta di denaro tramite emissioni di bond al 6-7% ha come conseguenza livelli di tassi di interesse ben superiori verso imprese e privati, che continuano a perdere competitività contro le imprese tedesche che possono finanziarsi a tassi molto più bassi. Ovviamente la liquidità per le nostre banche è garantita dalla BCE che tiene il sistema in piedi prestando alle nostre banche al tasso dell’1,5%. Denaro che fino a oggi hanno probabilmente reimpiegato acquistando titoli di stato soprattutto italiani, da un lato garantendo la copertura delle aste, dall’altro guadagnando sulla differenza di rendimento (1-1,5% pagato alla BCE, contro 4-4,5% incassato dallo stato). Ma questo gioco, vista l’evoluzione della crisi nella zona euro, rischia però di diventare molto pericoloso perché i prezzi dei BTP, per adeguare i rendimenti al salire del rischio paese, diminuiscono di prezzo, facendo emergere nuove perdite nei bilanci delle banche già alle prese con l’aumento dei crediti in sofferenza. In settimana per es. il BTP trentennale scad. 2037 è arrivato a toccare quota 72, contro 93 di un anno fa e 83 di appena 1 mese fa.

Capitolo Eurobond

La scorsa settimana scrissi che avevo il sentore che alla fine la prossima vittima illustre tra i PIIGS non fosse la Spagna come tutti si aspettavano ma l’Italia, e gli accadimenti di questa settimana appena conclusa, sembrano confermare tale ipotesi. Non solo, ma, a mio parere, non è difficile intravedere negli affondi della speculazione (così la chiamano tutti) un avvertimento all’esecutivo al potere, per troppo tempo distratto, diciamo così, dalle frivolezze della vita quotidiana e dai propri interessi piuttosto che dal mettere in atto contromisure efficaci (leggasi per es. manovre serie di tagli agli sprechi della casta) per tenerla a debita distanza, manovre che andavano fatte molto tempo fa, mentre si è cercato di improvvisarne una a tempo scaduto i cui effetti benefici sono tutti da dimostrare. Speriamo che ci si salvi nel recupero. Ma ora che la speculazione ha dato un primo assaggio e ha visto che si può fare, c’è da aspettarsi altri morsi.(Eloquente la vignetta dell’Italia affondata nella battaglia navale dalle varie P1,P2,P3,P4).

Come se ne esce? Un bel rebus. Ad inizio settimana si è letto, tra le altre cose, di proposte da parte di qualche illustre esponente dell’eurozona, di raddoppiare la dotazione del fondo salvastati (EFSF) portandolo a 1.500 mld, per sterilizzare anche il rischio Italia. Ma chi paga il conto? Se questo giro siamo noi ad essere salvati, anche il nostro 18% di compartecipazione al fondo se lo devono accollare gli altri paesi ( Germania e Francia in primis). Ci stanno i francesi? e i tedeschi? uhm… ho seri dubbi. E cosa staranno facendo le istituzioni di quei paesi di fronte a questo nuovo probabile contagio? Si staranno mica liberando dei BTP? e se si, chi li compra? sarà mica la BCE, che alla fine della giostra si ritroverà in mano titoli di stato con ingenti perdite in conto capitale? ma tanto la BCE può stampare, si dirà… E se la Germania una volta portata l’esposizione totale verso i paesi periferici ad un livello di sicurezza, decidesse per voce di popolo di fare un passo indietro dalla moneta unica?
Anche perché oggi, a mio parere, l’ unica mossa per sterilizzare il virus del contagio ed evitare il default di qualche PIIGS, sarebbe l’introduzione degli eurobond, titoli di debito a garanzia UE che andassero a sostituire i titoli di stato dei singoli paesi. Ma per questo serve l’ok della Germania.

Capitolo Inflazione

Sia la Fed che la BCE hanno plagiato le menti della massa col mantra della bassa inflazione. Invito i sigg. Bernanke e Trichet a recarsi presso un qualsiasi supermercato a fare la spesa ogni 3 mesi. Toccheranno anche loro con mano che l’inflazione REALE è se non al 10% forse anche al 20%, altro che duevirgola. Ma qui si entra dentro un nuovo scenario, di cui ovviamente non si deve parlare assolutamente, ovvero il ripagamento del debito attraverso l’iperinflazione REALE, o come la chiamavano ai tempi della liretta inflazione galoppante, ovviamente non quella ufficiale da loro comunicata, dovendo quella, per forza di cose, essere tenuta prossima allo zero, pena il crollo del mega sistema ponzi planetario incompatibile con i tassi elevati. Con un inflazione reale anche del 10% l’anno, in soli 10 anni si azzera il potere di acquisto attuale, e qui le solite contromisure per difendere i risparmi nel lungo periodo, sono sempre le stesse, detenere come asset metalli preziosi e materie prime, oltre a valute rifugio (per es. CHF) è per chi ne è amante, opere d’arte (certificate). Nelle intenzioni dei due signori di cui sopra, e quindi del sistema, ci potrebbe essere questo piano per diluire nel tempo la montagna del debito accumulato, a tutto discapito dei ceti medio bassi che con le loro buste paga ferme vedrebbero peggiorare anno dopo anno sempre di più la loro situazione. Sempre che nel frattempo qualcosa vada storto e ci sia il reset del sistema anzitempo.

FTSE Mib

ED eccoci arrivati all’analisi del nostro derelitto FTSE Mib. Raggiunto e perso in settimana il target ribassista indicato nelle precedenti analisi settimanali, ovvero il supporto statico di area 17.800-18.000 punti, abbiamo osservato una reazione che ha prodotto un rimbalzo che al momento però non sembra essere molto convinto. Il livello raggiunto assume importanza fondamentale, non avendo sotto, più supporti fino ai minimi di area 12.332 punti segnati durante l’affondo ribassista del marzo 2009. Il cedimento del supporto di area 17.800 punti su base settimanale, aprirebbe quindi nuovi preoccupanti scenari con accelerazioni ribassiste e conseguenti scorribande nella terra di nessuno verso i minimi del 2009. Per uscire da questa negatività occorrerebbe almeno riprendere la media mobile a 200 periodi che però si sta allontanando sempre più e si trova oggi a quota 21.149 punti. Quindi, e mi ripeto per la decima volta minimo, ogni rimbalzo che non porti sopra tale media va visto più come occasione di vendita o di apertura di nuove posizioni ribassiste sia per l’indice sia per il settore finanziario. Buon trading e buon week end.

FTSE Mib Settimanale

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